La terapia chirurgica dell’obesità nasce e via via si afferma perché è l’unica in grado di comportare un notevole calo ponderale e, soprattutto, di mantenere, per un lunghissimo periodo di tempo se non per tutta la vita, la massima parte del calo ponderale ottenuto. Ciò comporta anche un netto miglioramento o addirittura la scomparsa delle comorbilità, una maggiore spettanza di vita ed una migliore qualità della vita. Tutto questo, a sua volta, dimezza, di fatto, gli esorbitanti costi sociali, diretti ed indiretti, della obesità e delle malattie ad essa correlate.

Con il rapido diffondersi della chirurgia laparoscopica gli interventi per chirurgia bariatrica si moltiplicano a dismisura.

La chirurgia bariatrica, anche per la notevole estensione del fenomeno obesità (globesity), è, oggi, la chirurgia in maggiore e più rapida espansione. La prossima e più stimolante sfida è il trattamento chirurgico del diabete, attraverso metodiche chirurgiche più o meno diversificate dalle attuali a seconda che sia associata (diabesity) o meno l’obesità. Già vi sono, infatti, inconfutabili evidenze, sperimentali e cliniche, della remissione del diabete, più o meno immediata e più o meno importante nei vari interventi di chirurgia bariatrica (bendaggio gastrico regolabile: remissione lenta in circa il 50% dei casi; bypass gastrico: remissione quasi immediata in circa l’85% dei casi; diversione bilio-pancreatica: remissione quasi immediata in circa il 98% dei casi).

Nel 2004 vi sono state tre pubblicazioni di enorme importanza sui benefici a lungo termine della terapia chirurgica dell’obesità nel ridurre la mortalità e la morbilità, che, è bene ripeterlo, sono direttamente proporzionali all’incremento del BMI. Nel lavoro di Christou, paragonando i risultati a lungo termine della chirurgia e dei pazienti controllo, si osserva nei pazienti operati una minore incidenza di cancro (2.0 vs 8.49%), una minore incidenza di accidenti cardiovascolari (4.73 vs 26.69%) ed una minore incidenza di disturbi endocrinologici (9.47 vs 27.25%), muscoloscheletrici (4,83 vs 11,90%), psichiatrici (4,35 vs 8,20%) e respiratori (2,71 vs 11,36%). Pur considerando la mortalità operatoria, la mortalità registrata nel corso dell’osservazione è stata dello 0,68% nel gruppo dei pazienti operati e del 6,17% nel gruppo dei pazienti non operati.

Quando, quindi, siano rispettate le indicazioni ormai codificate, è ampiamente dimostrato che la terapia chirurgica dell’obesità ha una sua ampia giustificazione ed è superiore al trattamento medico nel mantenimento del calo ponderale ottenuto e nella conseguenziale scomparsa o riduzione dell’incidenza e della gravità delle comorbilità.