La chirurgia esofago-gastrica è la branca della chirurgia generale indirizzata alla diagnosi e al trattamento dei disturbi del tratto digestivo superiore (Upper Gastrointestinal Surgery per la Scuola anglosassone), che hanno come organi bersaglio l’esofago e lo stomaco per l’appunto, così come il duodeno.
Le patologie d’interesse della chirurgia esofago-gastrica possono essere funzionali od organiche; benigne per definizione le prime (malattia da reflusso gastroesofageo, acalasia, disturbi del transito esofageo), benigne (ernia iatale, diverticoli esofagei, esofago di Barrett) o maligne (neoplasie dell’esofago e dello stomaco) le seconde.

Oggi la corretta gestione di tali malattie prevede una complessa interazione tra più figure specialistiche ed un approccio necessariamente multidisciplinare. Infatti, sia per selezionare il paziente affetto da disturbi funzionali, o comunque da patologie benigne, che più possa beneficiare del trattamento chirurgico sia per individuare la migliore strategia terapeutica per il paziente affetto da neoplasia dell’esofago o dello stomaco, è indispensabile un confronto continuo tra chirurgo, gastroenterologo (anche nel suo ruolo di endoscopista), radiologo e specialista di medicina-nucleare, anatomo-patologo, oncologo e radioterapista. Questo per far in modo che l’atto chirurgico, spesso al centro percorso terapeutico del paziente, sia il più efficace possibile.

Fino a qualche decennio fa la chirurgia esofago-gastrica era indirizzata prevalentemente al trattamento in elezione o urgenza dell’ulcera peptica e delle sue complicanze. Dopo l’avvento dei cosiddetti farmaci “gastroprotettori” che hanno rivoluzionato l’approccio a tale patologia, la malattia ulcerosa che richieda terapia chirurgica si è pressoché azzerata. Attualmente, invece, sia per l’elevata mortalità che per le implicazioni socio-economiche, quando si parla di chirurgia del tratto digestivo superiore il più delle volte si fa riferimento al trattamento chirurgico delle forme neoplastiche maligne che possono colpire l’esofago (carcinoma squamoso o adenocarcinoma) o lo stomaco (adenocarcinoma).
La nota aggressività di tali forme rendono assolutamente necessaria la diagnosi precoce al fine di una completa guarigione. Infatti, la diagnosi di un carcinoma esofageo o gastrico in stadio iniziale implica quasi sempre un trattamento chirurgico radicale con elevatissima probabilità di sopravvivere al tumore, talora anche senza ulteriori trattamenti (chemioterapia o radioterapia). E in questi casi la malattia può beneficiare anche di un trattamento chirurgico mini-invasivo con la stessa efficacia del trattamento chirurgico tradizionale.

Quando, invece, la diagnosi è tardiva per la presenza di un tumore di maggiori dimensioni, già con interessamento dei distretti anatomici contigui a quello di partenza, la chirurgia non è la prima opzione terapeutica, se non in casi estremamente selezionati. In particolare, oggi, in assenza di metastasi a distanza, la terapia chirurgica più spesso viene posticipata ad un trattamento chemio/radioterapico pre-operatorio che mira a rendere la neoplasia più facilmente aggredibile da parte del chirurgo e, quindi, più radicale la sua asportazione. Ciononostante, anche per i pazienti con malattia avanzata sottoposti a trattamento integrato (chirurgia + chemio/radioterapia) la probabilità di recidiva del tumore rimane significativa.

Questo giustifica la continua ricerca in ambito universitario di nuovi protocolli terapeutici efficaci sia per il carcinoma dell’esofago che per il carcinoma gastrico. Anche la sperimentazione di sempre nuovi farmaci o di nuove tecniche di somministrazione comunque considera la cura pressoché imprescindibile dall’atto chirurgico.

In questo contesto inseriamo la nostra attività clinica e scientifica: essa mira alla più corretta gestione multidisciplinare delle patologie del distretto esago-gastro-duodenale con continuo aggiornamento del personale e dei percorsi diagnostici e terapeutici secondo le indicazioni delle linee guida internazionali e con vivace stimolo alla ricerca e alla sperimentazione controllata.