L’ernia ventrale costituisce la complicanza più frequente dopo un intervento chirurgico laparotomico, dove cioè si incide la parete addominale in tutti i suoi strati. Si manifesta con piccoli difetti di parete che possono essere corretti con una sutura “diretta” dei piani fasciali, ma più frequentemente si presenta con difetti multipli di parete, la cui plastica richiede di necessità approcci diversi. Una sintesi diretta potrebbe infatti comportare una eccessiva tensione addominale con rischio di rapida recidiva e/o addirittura distress respiratorio per alcuni pazienti, ed è per questo che in alcuni casi si rende necessario l’impiego di mesh protesici che servono da “ponte” fra i margini fasciali del difetto di parete. La decisione di quale tecnica chirurgica impiegare è comunque da valutare attentamente per ciascun paziente, in base cioè alla sua anamnesi chirurgica, alle sue comorbilità esistenti, alla sua costituzione. L’approccio chirurgico può essere infatti “ open” ma anche videolaparoscopico, perché se il problema è un difetto di fascia, si capisce bene come un approccio dall’interno dell’addome sia ormai validato. Il ruolo dell’approccio videolaparoscopico è ad oggi ben definito, ma il paziente ed il tipo di ernia devono rispondere a requisiti precisi. Un trattamento chirurgico analogo, con gli stesi accorgimenti, riguarda l’ernia ombelicale e/o epigastrica. Ed ancora un altro intervento chirurgico che ha visto modificare negli anni la tecnica impiegata è l’ernioplastica inguinale; sono infatti ad oggi disponibili più tecniche chirurgiche sia di plastica tradizionale, cioè con incisione cutanea della regione inguinale, sia videolaparoscopiche per via totalmente extraperitoneale ma anche preperitoneale transaddominale, la cui scelta dipende sempre dal tipo di paziente e dal tipo di ernia. Si eseguono visite specialistiche chirurgiche e ambulatoriali per le suddette patologie.

Dr.ssa Maria Grazia Alberio

Dr. Matteo Annoni